martedì 1 novembre 2011
Elogio degli insegnanti. Il computer non può sostituirli
MASSIMO RECALCATI
Un bravo insegnante, raccontava una volta un grande psicoanalista come Moustapha Safouan, si riconosce da come reagisce quando, salendo in cattedra, gli capita di inciampare. Cosa saprà fare di questo inciampo? Ricomporrà immediatamente la sua immagine facendo finta di nulla? Rimprovererà con stizza le reazioni divertite dei ragazzi? Nasconderà goffamente il suo imbarazzo? Oppure prenderà spunto da questo imprevisto per mostrare ai suoi alunni che la posizione dell´insegnante non è senza incertezze e vacillazioni, che non è al riparo dall´imprevedibilità della vita? Potrà allora far notare che lo studio più autentico e appassionato non è mai esente dall´inciampo perché è proprio questo, come il fallimento, a rendere possibile la ricerca della verità. Certamente ci sono insegnanti che separano il sapere dalla vita e che offrono ai loro alunni solo una serie di nozioni nate già morte. In questi casi non c´è vita ma routine e un uso sterile del sapere. Ma se esiste una vocazione all´insegnamento, non può che radicarsi nell´inciampo. E questo mostrano una serie di libri usciti in questo periodo che, nonostante tutto, sono dichiarazioni appassionate per la scuola e per chi tutti i giorni ci lavora e si dispera: da L´iguana non vuole di Giusi Marchetta (Rizzoli) a Ti voglio bene maestro! di Giuliano Corà (Angelo Colla Editore). Raccontano le loro difficoltà, gli errori, confessano le fragilità. E insieme rinnovano la voglia di andare avanti.
mercoledì 5 ottobre 2011
Errore? Manipolazione per un loro uso propagandistico?
Fatalità, da tre anni il Miur non pubblica più "la scuola in cifre", un rapporto che rendeva appunto pubblici alcuni dati quantitativi rilevanti rispetto alla scuola, tra cui quello dei bocciati.
Davvero bizzarro che la ministra declamatrice della trasparenza, dalla stessa nei fatti rifugga.
D'altro canto rendere pubblici dei dati reali consente alla gente di conoscere la situazione e ragionarci, e conoscenza e capacità critica - come si rileva da quello che la ministra ha fatto alla scuola - per lei sono proprio due bestie nere.
Viva la propaganda, e zitti tutti.
venerdì 30 settembre 2011
Ogni mattina, la luce si sveglia e sa che dovrà arrivare al Gran Sasso prima del neutrino.
Ogni mattina, non importa che tu sia neutrino o luce, ti toccherà ascoltare le minchiate della Gelmini che si è laureata a 732 km da casa e non riesce ad uscire dal tunnel…
(Aldo Vincent)
P.S. del blog: Massimo Zennaro, il responsabile della comunicazione del ministro Gelmini, ieri si è dimesso. Lo ringraziamo per il divertimento di cui gli siamo debitori e consigliamo alla Gelmini - se non è in grado di vagliare da sè le dichiarazioni che fa e che altri le scrivono - di scegliere con oculatezza il prossimo responsabile.
lunedì 26 settembre 2011
Garantirla, sia nelle forme di un'attività specifica che come studio assistito da personale docente, per la scuola è un obbligo. Questo significa che gli studenti che esercitano il diritto di non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica non possono essere semplicemente spediti da una classe all'altra, e che per la copertura non è necessaria alcuna autorizzazione preventiva dell'USR perché l'attività alternativa è appunto "un servizio strutturale obbligatorio". Se non è possibile dare attuazione a questo diritto con le ore di compresenza, ormai inesistenti, nè con ore di completamento di cattedra, e se nessuno è disponibile a prestare ore eccedenti, il dirigente deve nominare un docente apposito.
Il fatto che, quantomeno nella scuola primaria, a non avvalersi dell'IRC sia una minoranza, non ci esime dal rispettarne i diritti e dall'adoperarci per una sua sistemazione dignitosa.
E dunque, smettetela di correre avanti e indietro per il tunnel gelminiano ad acchiappare i neutrini, e pensate un po' ai bambini!
martedì 20 settembre 2011
E' stato a causa della campagna calunniatoria di Brunetta e Gelmini, o costoro hanno solo cavalcato con furbizia e perseguendo i propri fini (che non sono nè il bene dello Stato, nè il miglioramento della scuola, com'è ormai chiaro) uno stato d'animo già diffuso?
Una di loro, con la lettera che pubblichiamo, dà parole al disagio e alla rabbia che provano in molti.
Parlo della crisi con un conoscente che fa l’ operaio. E’ arrabbiato perché alla moglie, operaia pure lei, toccherà andare in pensione a 65 anni. Solidarizzo con lui, commentando che noi lavoratori dipendenti pagheremo, come al solito, gran parte del conto previsto dalla manovra del Governo.
Mi guarda ostile - Voi dipendenti pubblici siete dei privilegiati, è colpa vostra se l’Italia è messa così!
ed enumera - posto sicuro, niente licenziamenti, un sacco di scansafatiche che fanno sonnellini negli uffici… e vogliamo parlare di voi maestre, poi, con tre mesi di vacanze estive?
Tento di spiegargli che negli ultimi anni siamo stati penalizzati pesantemente dal punto di vista economico e contrattuale, ma non sente ragioni: è assolutamente convinto di ciò che afferma e d’altronde “l’hanno detto anche in televisione che la spesa pubblica va tagliata e gli statali sono troppi”.
Torno a casa sentendomi infastidita e a disagio. Poi penso che questa volta non riesco, e non voglio, lasciar correre: quest’ultima goccia nel vaso proprio non ci sta!
Ebbene sì, sono una dipendente statale, una maestra. Il mio è un compito delicato, importante, di grande responsabilità, che io svolgo con passione e, dicono, competenza.
E’ un lavoro faticoso, spesso stressante: una classe di 25 alunni vivaci da ascoltare, capire, accompagnare nel loro percorso è impegnativa, giorno dopo giorno. Tra di loro, negli anni, alunni difficili con famiglie difficili per i quali ho cercato di esserci anche oltre il mio ruolo.
Il mio orario di lavoro è di 24 ore settimanali di lezione, ma in questo monte ore non si conteggiano la preparazione delle lezioni, la correzione dei compiti, le riunioni, gli incarichi da svolgere, i corsi di aggiornamento, i colloqui con le famiglie… Dopo 25 anni di insegnamento, il mio stipendio arriva a 1.500 euro mensili.
E’ un lavoro garantito, il nostro, conquistato però dopo anni di precariato, passato a far supplenze in giro per la provincia. Del fatto di avere un lavoro “sicuro” dovrei vergognarmi, quasi fosse una colpa.
Non mi sento né una nullafacente, né una privilegiata. Pago le tasse fino all’ultimo centesimo, non possiedo auto di lusso, né case di proprietà.
Negli ultimi due anni ho largamente contribuito al risanamento economico del mio Paese:
il mio stipendio di insegnante è bloccato dal 2009, anno in cui è scaduto il nostro contratto nazionale, e tale resterà fino al 2013 (se non addirittura, come sembra profilarsi, fino al 2017); gli scatti di anzianità, unico meccanismo di progressione della nostra carriera di docenti, sono stati congelati fino al 2014.
Come dipendente pubblica arriverò alla mia pensione a 65 anni. Se per caso andassi in pensione di anzianità e non di vecchiaia non riceverò il mio TFR prima di aver atteso due anni.
Naturalmente pagherò come tutti anche l’aumento dell’ iva, subirò il taglio delle detrazioni fiscali e delle agevolazioni assistenziali, previsto dalla manovra, così come avrò a mio carico il probabile aumento dell’ irpef regionale e comunale.
Vorrei far capire al mio conoscente, e ai tanti che come lui non rispettano il mio lavoro, che il problema dell’Italia non è la maestra o l’infermiere o il poliziotto o il ferroviere o la guardia forestale o il netturbino o tutti gli altri lavoratori statali che come loro, per il blocco del turn over e i tagli alle risorse, accumulano straordinari non pagati e turni insostenibili, garantendo come possono i servizi ai cittadini.
E naturalmente il problema non sono neppure gli operai. Perchè prendersela con chi rema accanto a te sulla stessa barca?
Il problema sono tutti quelli che non fanno la loro parte, evadendo le tasse e facendo mancare il loro contributo al funzionamento della società.
Prendiamocela con loro, che prendono il sole in coperta e in più non pagano neppure il passaggio!
Paola Pozza
giovedì 15 settembre 2011
Dal blog Asso di Picche rilanciamo questo post sulla scuola
Sistema Martini
I ragazzi di sinistra che protestano «li manderei a lavorare in miniera, ma non si può fare, vanno quindi inclusi a forza»: così parlò Morena Martini, assessore al Lavoro e all’Istruzione della giunta provinciale di centrodestra. Lunedì 12 la Rete degli Studenti, associazione vicina al Pd e alla Cgil, era in strada davanti ai licei di Vicenza contro i tagli alla scuola, la disoccupazione giovanile di massa e, facendo il verso agli indignados spagnoli, «un sistema che non ci considera». Per l’assessore, trattasi più o meno di fastidiosi rompiscatole: sono «senza midollo osseo e strumentalizzati da sindacati e partiti», ha infierito.venerdì 9 settembre 2011
In tutte le serate del Festival No Dal Molin di Vicenza c'è stato un punto informativo gestito dall'Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza con il contributo nostro e dei comitati di Padova e Treviso.
Noi continuiamo a tenere alta la bandiera. Se ognuno facesse la sua parte, sarebbe tutto molto più facile.
Postiamo una notizia molto interessante: ricordate la class action contro le classi pollaio? Il TAR del Molise (sentenza 163/2011 depositata il 31 agosto) si è pronunciato con chiarezza al riguardo: in un liceo, da quattro prime classi si erano formate tre seconde, ciascuna con 29 alunni: la Gelmini se ne sarà rallegrata: così si deve fare e, se continua così, magari Tremonti le paga un caffè alla buvette di Montecitorio. Invece il TAR ha stabilito che questo non può essere: 29 alunni in un'aula sono troppi e l'ufficio scolastico regionale è obbligato a verificare preventivamente il rispetto delle norme igieniche e di sicurezza delle scuole, anche in presenza di possibili inadempienze imputabili a province e comuni quali enti responsabili della fornitura e manutenzione degli edifici scolastici.
E' una sentenza importantissima che permette di impugnare (ed anche di diffidare gli USR) direttamente le lettere degli Uffici scolastici regionali del MIUR che autorizzano le classi pollaio, ovvero classi formate con più di 25 alunni a prescindere dalla grandezza reale dell'aula, o anche classi con meno di 25 alunni che non rispettano l'indice individuale/alunno di 1,80 mq netti per materne, elementari e medie e 1,96 mq netti per le superiori.
La class action a suo tempo fu proposta da Politeia e Codacons. Quest'ultimo a breve metterà a disposizione un numero verde per segnalare eventuali accorpamenti.
Smettiamola di dare per scontato e inevitabile tutto quello che stanno facendo!